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Santa Barbara. Dosso Dossi (maniera di), XVII sec.

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Soggetto: Santa Barbara.

Autore: Dosso Dossi (maniera di), XVII sec.

Tecnica e Dimensioni: olio su tela; 238 x164. Cornice coeva d’epoca 

Rigore prospettico, ricchezza cromatica, classicismo ed impostazione monumentale permettono di ipotizzare un’attribuzione del nostro dipinto alla bottega di Dosso Dossi, principale artista attivo alla corte ferrarese degli Este.

Il protoseicentesco pittore dell’opera in questione fa proprie e rielabora alcune acquisizioni fondamentali del Dossi , in primis il cromatismo e l’indagine paesaggistica, fornendo altresì interessanti punti di contatto con la migliore esperienza della scuola seicentesca bolognese, del cui classicismo l’opera è impregnata.

Diretti punti di contatto con la produzione religiosa del Dossi, soprattutto per quanto concerne l’aspetto cromatico e l’attenzione riservata alla figura sacra ritratta sempre posta in piano, possono essere rintracciati in speculari paralleli con il san Giuliano (Hampton Court, Royal Collection), il san Giorgio (Los Angeles, Getty Museum), la santa Lucrezia (National Gallery of Art di Washington).

Per l’aspetto paesaggistico merita di essere ricordata la dossiana apparizione della Madonna col Bambino ai Confratelli della Neve tra i Santi Francesco e Bernardino.

Siamo in presenza di un linguaggio, quello del Dossi, costantemente aggiornato alle ultime novità dei centri artistici nevralgici della penisola grazie ai suoi frequenti viaggi (Firenze, Roma e Venezia), un linguaggio nutrito anche del proficuo dialogo con Tiziano: un certo parallelismo può essere colto tra la posa paganeggiante della nostra Santa (implicito il rimando figurativo ad un’ immagine pagana di Sibilla o vestale)  con il seno leggermente  scoperto e la Lucrezia del “suicidio di Lucrezia” di opere maturate nella temperie pittorica veneta: nel nostro dipinto, come impone il soggetto agiografico in questione, il pugnale è stato sostituito dalle saette.

Alcuni elementi biografici della santa martirizzata per decapitazione dal padre stesso (il pagano Dioscuro, che la fece rinchiudere in una torre -raffigurata alle spalle della santa  nella parte destra del nostro dipinto- per essersi consacrata a Cristo scegliendo la verginità anziché andare in sposa ad un ricco signore ugualmente di fede pagana)  suggeriscono, infatti, il parallelo con ulteriori figure mitiche pagane come la misteriosa “bona dea” , festeggiata a Roma dalle donne il 4 dicembre dopo essere stata fustigata ed uccisa dal padre Fauno

Quanto all’elemento iconografico delle saette, strette dalla santa nella sua mano sinistra, costituiscono un ulteriore rimando agiografico (le più antiche fonti sono greche e collocano il suo martirio in Asia minore a Nicomedia, una delle capitali della Tetrarchia; altre, posteriori, sono latine e lo collocano in Sabina a Scandriglia, presso Rieti, che ne rivendica con orgoglio le spoglie venerate nella cattedrale): Dioscuro, dopo aver decapitato la figlia, venne immediatamente colpito da un fulmine caduto dal cielo e di lui non rimase altro che cenere. Proprio in ricordo di questo fatto, dopo la scoperta della polvere da sparo, la santa divenne patrona degli artiglieri (oltre che dei vigili del fuoco, dei minatori e dei pirotecnici).

Ad oggi il vocabolo “santabarbara” è sinonimo di polveriera, luogo delle caserme adibito a deposito delle munizioni da guerra.A dispetto del suo dolcissimo aspetto verginale, Barbara è, infatti, la signora di cose terribili come fuoco, fulmini, saette.

Con tutta verosimiglianza è una caserma l’edificio raffigurato nel nostro dipinto in basso a sinistra, a voler sugellare un’autorevole tradizione, figurativamente confermata, altrove, dalla presenza del cannone ai piedi della santa: eloquente, a riguardo, è il dipinto tardocinquecentesco di  Giovanni Battista Moroni “La Vergine col Bambino in gloria ed i santi Barbara e Lorenzo”.

Non da ultimo, a testimonianza della fortuna iconografica di cui ha goduto il soggetto in ambito pittorico (si ricordi la versione di Cosimo Rosselli alla Galleria dell’Accademia di Firenze o quella di Lucas Cranach il Vecchio  alla Gemaeldelgalerie di Dresda), il divino Raffaello inserisce la nostra Santa in uno dei quadri più famosi al mondo, la Madonna Sistina (sempre a Dresda), in cui la Santa appare insieme a san Sisto ai piedi della Vergine, destinando, così, il suo ritratto, ad imperitura fama.

 

 

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