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Bisi Antichità. Antico originale certificato dal 1850. Consegne in tutta Europa.

Product Image Natività, scuola veneto-cretese (olio su tavola fine XVI sec.)

Natività, scuola veneto-cretese (olio su tavola fine XVI sec.)

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L’olio su tavola che presentiamo costituisce una significativa icastica testimonianza dell’arco cronologico della storia della pittura noto come scuola veneto-cretese: la preponderanza dell’elemento greco evidente negli strati sociali intermedi che ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura cretese s’incontra con l’aristocrazia veneziana, che aveva in gran parte adottato la lingua dell’isola ed il rito ortodosso.
Di questa mirabile sintesi, prima e diretta conseguenza di un periodo di splendore commerciale, si trovano direttamente riflessi gli echi nell’ambito figurativo: nel primo Rinascimento gli abitanti di Venezia ricevono i maggiori impulsi culturali da Bisanzio e, dopo la caduta della capitale orientale (1453), Venezia diventa il luogo d’esilio preferito dei cristiani ortodossi d’Oriente. Lo scambio, tuttavia, avviene in entrambi i sensi.
A Creta, annessa a Venezia già dal 1211, si mescolano, di conseguenza, la cultura occidentale e quella orientale così come, in ambito religioso, il cristianesimo latino e quello ortodosso. Questo è il retroterra culturale dell’incipiente produzione artistica del pittore spagnolo, ma di origini cretesi, che esordisce come pittore di icone per poi diventare allievo di Tiziano: Domenikos Theotokopoulos meglio noto con l’epiteto spagnolo di El Greco (Creta 1541-Toledo 1614).
Alla produzione pittorica del primo El Greco (Dormitio Virginis, icona dipinta a Creta prima del 1567, custodita ad Ermopoli nella chiesa della Dormitio Virginis, prima opera certa in stile bizantino che si possa attribuire ad El Greco; Trittico di Modena 1560-1565; la tempera dell’Adorazione dei Magi, 1566-1567 del Museo Benaki di Atene, tra le prime opere dipinte a Venezia, da taluni ascritta all’estremo periodo cretese; l’Ultima cena, 1568, conservata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna; l’Adorazione dei Magi del Museo Lazaro Galdiano, 1567-1570), direttamente riconducibile alla pittura “ibrida” della scuola cretese di icone, in cui si coesistono modelli bizantini ed influssi occidentali, giunti a Creta soprattutto sotto forma di stampe, è accostabile la nostra tavola avente per soggetto la Natività.
Proprio come nell’El Greco del polittico di Modena (pannello dell’Adorazione dei pastori) ci troviamo in presenza di un’opera di transizione, che attesta in maniera chiara e diretta il passaggio iconografico che sta avvenendo in pittura dal mondo post-bizantino delle icone e dei “madonnari cretesi” a quello europeo, di impronta latina.
Anche nel caso della nostra tavola l’ignoto committente potrebbe appartenere ad una famiglia cretese-veneziana. Sarà bene ricordare, per inciso, che le botteghe della scuola cretese, che fioriscono tra il tardo XV e la metà del XVI secolo, con epigoni ancora sul finire del cinquecento, beneficiano di una domanda che supera i confini regionali provenendo dal Mediterraneo orientale e dalla stessa Venezia.
Se il modello dei volti della Vergine e del Bambino, trattato con cromie studiate per mettere in risalto l’aspetto luminoso, tradisce reminiscenze pittoriche di ambito peculiarmente cretese, per il resto l’uso del colore attesta un processo di maturazione tutto veneziano, in un generale impianto iconografico verosimilmente riconducibile ad incisioni sul tema quali l’Adorazione dei pastori di Giovanni Britto o l’incisione alla maniera di J. Mignon, derivata da un disegno di Luca Penni.
È proprio, qui come nel polittico di Modena, il mondo affascinante della luce e del colore a permettere al nostro pittore la vera e propria trasformazione dei pur imprescindibili modelli iconografici derivati da incisioni italiane per arrivare alla costruzione di una struttura prospettica di una semplicità solo apparente.
Tutto ciò accresce il fascino della nostra opera, tutta tesa a ritrovare le condizioni di dignità classica ed antica, quella dei “padri greci”, per dirla con El Greco, cogliendo al tempo stesso e canalizzando le irresistibili suggestioni della lezione pittorica della Serenissima, prima di tutte quella della luminosità lagunare.

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