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Bisi Antichità. Antico originale certificato dal 1850. Consegne in tutta Europa.

Product Image La liberazione di San Pietro dal carcere . XVII secolo

La liberazione di San Pietro dal carcere . XVII secolo

€2,300.00

Stefano Maria Legnani detto Legnanino (1661-1713), La liberazione di san Pietro dal carcere (olio su tela).

 

L’olio su tela che presentiamo è attribuibile, per impianto compositivo, resa di alcuni dettagli (in primis il viso dell’angelo di correggesca memoria) ed aspetto cromatico, al periodo romano del pittore lombardo Stefano Maria Legnani detto Legnanino, artista balzato agli onori delle cronache soprattutto grazie alla mostra-dossier a lui dedicata a Varese dal 16 novembre 2013 al 26 gennaio 2014. 

Si tratta, nel nostro caso, di un’opera collocabile intorno al 1686, data che segna l’inizio del “periodo romano” del pittore milanese, che coincide con quella che il Coen (cfr. P. Coen, “Legnanino ed il sistema artistico romano: punti di sutura, Palazzo Carignano. Gli appartamenti barocchi e le pitture di Legnanino”, Firenze, Giunti, 2011) considera una vera e propria svolta nella sua avventura pittorica: l’incontro con Carlo Maratti, esperienza dalla quale il Legnanino resterà profondamente segnato e di cui reca anzitutto traccia la sua prima pala d’altare conservata nella chiesa di san Francesco a Ripa in Roma.

Dopo gli esordi alla scuola bolognese di Carlo Cignani, grazie al quale il Legnanino recupera la lezione leggiadra del Correggio e, dopo il ricordato incontro con il Maratti, la formazione romana del Legnanino risente contemporaneamente dell’influsso dello stile barocchetto di Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio per approdare, negli esiti più maturi, alle suggestioni della scuola genovese di Domenico Piola e Gregorio de Ferrari. 

L’intera parabola artistica del pittore milanese si segnala come “una breve ed intensa carriera, divisa tra il capoluogo e la provincia, toccando anche località più lontane come Torino e Genova, giocando un non trascurabile ruolo d’innovatore nell’ambiente pittorico lombardo, negli anni che precedono l’arrivo del Tiepolo e la moda della grande decorazione dell’affresco settecentesco” (cfr. Marina dell’Olmo, il Legnanino, “Un protagonista del barocchetto nella Milano tra seicento e settecento”, Bologna 1998, pag. 1).

Il pittore, che tra Lombardia e Piemonte ci ha lasciato molti capolavori ad olio e a fresco ( la decorazione di Palazzo Carignano di Torino, opere a Saronno o nelle chiese di san Marco e sant’Angelo di Milano, a Lodi nella chiesa dell’Incoronata, a Varese la pala d’altare per la cappella dell’Addolorata nel Santuario di Santa Maria del Monte (1693) e la XIV cappella del Sacro Monte (1713)), nella nostra tela, la raffigurazione agiografica del san Pietro con l’Angelo (che anticipa analoghi schemi compositivi, primo tra tutti quello del “Sogno di San Giuseppe”, Novara, Museo civico, 1708), risulta ancora vincolatoad un’impronta accademica di matrice marattiana, anche per la prevalenza delle tonalità scure, il tutto unito ad una rilettura in chiave moderna delle radici correggesche, che costituiscono illeitmotiv di tutta la sua produzione pittorica. 

Proprio il continuo omaggio tributato dal Legnanino al Correggio, modernamente reinterpretato, fa di lui “un pittore di autonomo stile, di immediata riconoscibilità” (Dell’Olmo, Il Legnanino… cit., pag. 1). 

Ora, nel nostro dipinto, se la tradizione marattiana è maggiormente ravvisabile nelle modalità esecutive del san Pietro (una certa legnosità, gli zigomi del viso), l’eredità di Correggio è costantemente presente, qui come altrove, nell’angelo, in cui il pittore mescola idealismo affettuoso ad un composito classicismo.

“Sono questi gli aspetti che dal maestro passano nell’allievo, leggibili nei volti dei suoi eleganti personaggi femminili, negli innumerevoli angeli sorridenti di cui si popolavano le sue composizioni” (Ibid.) e di cui, nella nostra tela, ci viene offerto uno dei migliori saggi.

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